Friday, 2 December 2011

We won't give up, said Ivan Sagnet against the caporalato phenomenon in the south of Italy

Ivan Sagnet (from the web)


 The caporalato phenomen in the South of Italy turns fields workers in slaves.

SLAVES IN SOUTHERN ITALY: HOW THE CAPORALE ABUSE FARLM LABORERS

Italian translation:

“È una dura e lunga battaglia, abbiamo appena iniziato e non è facile cambiare un sistema complesso che è influenzato da corruzione, denaro, mafia e politica", dice Ivan Sagnet, lavoratore immigrato di 26 anni. Commenta la situazione della manodopera agricola in Sud Italia. "Siamo determinati a porre fine al fenomeno del caporalato. Non molliamo."
Sagnet è uno delle migliaia di lavoratori immigrati che si spostano nei mesi estivi a Nardò, un paese in provincia di Lecce, in Puglia, per la raccolta di meloni e pomodori. Come molti prima di lui Sagnet ha scoperto che il suo nuovo lavoro è peggio di ciò che si aspettava. 
Caporalato, in italiano, è il fenomeno che regola il lavoro fatto da lavoratori immigrati  come Sagnet.
È un accordo tacito tra il caporale locale, un capo assunto da un'azienda agricola che si occupa della ricerca di manodopera economica, e i lavoratori stessi. Reclutando lavoratori provenienti da Paesi in via di sviluppo, questa sorta di mediatore mette i lavoratori in una condizione di scarsa remunerazione e dure condizioni di lavoro. Il caporale a Nardò, è anch'egli un immigrato, spesso dello stesso gruppo etnico dei lavoratori, e ciò gli consente di comunicare facilmente con loro.
“Il caporale si occupa di ogni cosa: cerca manodopera, ci porta nei campi e ci paga. Noi non veniamo a contatto con le aziende agricole, non conosciamo il nostro datore di lavoro, non abbiamo una relazione diretta con lui", spiega Sagnet, che è recentemente stato il capo della protesta contro il sistema del caporalato. Lavorando solo con il caporale, i lavoratori non possono fare ricorso ai proprietari.
Sagnet e tutti gli altri immigranti che lavorano a Nardò sono stati ospitati nella masseria Boncuri, che è amministrata dal Comune di Nardò. Della gestione si occupano, invece, Finis Terrae e Brigate di Solidarietà Attiva. La masseria provvede a dare condizioni di vita decenti ai lavoratori illegali ingaggiati contro il sistema del caporalato.
La masseria Boncuri fu ristrutturata tra il 2007 e il 2008, grazie alle amministrazioni del comune di Nardò, quello di Lecce e della regione Puglia, che apportarono considerevoli incentivi e risorse economiche alla masseria. 
Antonella Cazzato, segretaria di CGIL Lecce, spiega la situazione della Masseria Boncuri: “Sono state comprate alcune tende e i letti e altre strutture sono state sistemate all'interno di Boncuri per dare un posto ai lavoratori. Boncuri è una casa di accoglienza per tutti quei lavoratori immigrati che periodicamente giungono nella nostra regione per la raccolta dei meloni e dei pomodori".
“Questo è quanto Boncuri dovrebbe essere...ma c'è anche un'altra verità", aggiunge. "Parlare degli immigrati e dei lavoratori stranieri significa parlare di situazioni complesse e del lavoro irregolare. Tanti uomini giungono qui con aspettative di lavoro. Noi siamo stati ogni giorno affianco ai lavoratori, alcuni dei quali non hanno mai ricevuto un contratto legale".
Cazzato dice che la CGIL ha "personalmente verificato questa situazione" presente tra la manodopera.
Gianluca Nigro è il coordinatore di Finis Terrae, l'organizzazione che si occupa della gestione della Masseria Boncuri. Finis Terrae prepara i lavoratori mediante corsi e si è concentrata sul problema del caporalato in Italia. La sua organizzazione sta cercando di promuovere l'ingaggio di lavoratori legali per evitare il potenziale sfruttamento.
“Amici è il nome del progetto sulla gestione di Boncuri e dell'area circostante" dice Nigro, spiegando in che modo la sua organizzazione aiuti i lavoratori immigrati. "Al tempo stesso noi e Brigate di Solidarietà Attiva avevamo avuto un'altra campagna chiamata Ingaggiamo contro il Lavoro Nero, per informare la gente riguardo il lavoro nero e il fenomeno del caporalato".
Il Caporalato non è legato solo a Boncuri e alle aziende produttrici di meloni e pomodori. È infatti largamente diffuso nelle aziende agricole che lavorano in Italia. Parte del lavoro di Nigro consiste nel valutare l'estensione e il rilievo del caporalato. 
"[La nostra campagna]  è stata pensata per i lavoratori di Boncuri ma essa è applicabile a tutte quelle aree in cui è conosciuto il fenomeno del caporalato. È principalmente presente in sud Italia ma ha raggiunto Emilia Romagna e Trentino con la raccolta delle mele", dice Nigro. "È un fenomeno che sostituisce il lavoratore italiano con l'economico lavoratore straniero nel settore agricolo, ma sta accadendo esattamente la stessa cosa nel settore dell'edilizia in Centro e Nord Italia". 
 Nigro ricorda cosa è accaduto a Nardò in passato " Anni fa le persone che lavoravano nei campi di Nardò dormivano sulle scale della chiesa, sulle panchine del paese. Questa situazione ha creato paure e atteggiamenti xenofobi da parte degli abitanti del paese".
La masseria Boncuri si suppone debba provvedere a dare un posto in cui dormire ai lavoratori. Ma dice Nigro che "Boncuri non è un campo per rifugiati. È un campo per lavoratori stagionali che assicura loro più diritti nella battaglia contro il caporalato".
Nigro spiega che un altro modo in cui i lavoratori stagionali possono avere più controllo relativamente alla propria occupazione è il contratto di lavoro, a cui lui fa rimento in italiano con il termine di "ingaggio".
Tali contratti sono importanti perché specificano i termini di lavoro, così che il lavoratore può dimostrare l'inizio e la fine del contratto sagionale, il che divincola nel caso in cui venga obbligato a lavoro addizionale. Inoltre il documento fornisce il nome del datore di lavoro di cui il lavoratore può disporre in caso di maltrattamento.
Nigro aggiunge che è il lavoratore illegale colui che maggiormente chiama l'attenzione del caporale. "Il caporale preferisce lavorare con immigranti che non hanno un permesso di soggiorno regolare perché possono essere facilmente ricattati", dice. "Se un lavoratote illegale denunciasse un caporale verrebbe arrestato per immigrazione clandestina". 
La Legge Bossi-Fini prevede infatti l'espulsione immediata dei lavoratori illegali che non abbiano un contratto di lavoro, un permesso di residenza speciale, o il diritto d'asilo. Questi senza una regolare identificazione e i documenti di immigrazione sono condotti in un centro di permanenza temporaneo per essere identificati ed espulsi. 
"È una legge xenofoba", dice Cazzato, segretaria della CGIL. 
"La verità è che questa legge produce lavoratori illegali perché non considera realmente il mercato della domanda e dell'offerta di lavoro, così è difficile per un immigrato arrivare in Italia ed essere subito ingaggiato", aggiunge Nigro. 
"La Bossi-Fini è una legge disumana e ingiusta", dice Sagnet, il lavoratore di Boncuri". I lavoratori immigrati che non hanno documenti legali sono i più sfruttati quando lavorano sotto il caporale. Devono accettare di guadagnare €2.00 per ogni contenitore di pomodori raccolti. Loro non vogliono scioperare perché non possono". 
Il problema, dice Sagnet a Dispatches International, è che coloro che stanno legalmente in Italia per il 90% dei casi hanno contratti falsi e quindi non ricevono le buste paga. Questo significa che quando termina un lavoro stagionale, un lavoratore che momentaneamente è in attesa di un altro lavoro non può ricevere la paga della disoccupazione. 
Per dare valore alle sue parole Sagnet ricorda una giornata lavorativa nei campi di Nardò. “Il caporale arriva (a Boncuri) intorno alle 3:00 per prenderci e portarci nei campi con un pullmino che dovrebbe trasportare solo 10 persone, ma noi non siamo meno di trenta. Per questo genere di servizi dobbiamo pagare €5.00” dice, spiegando che il tragitto è di soli 2 km. “Ma un lavoratore non può usare una bicicletta o camminare a piedi perché si corre il rischio di essere licenziati (per disobbedienza).”
“Quando arriviamo sul posto di lavoro aspettiamo il camion in cui ci sono i le casse che dobbiamo riempire con i pomodori. Il caporale ci paga  €3.50 per ogni cassa, e un singolo lavoratore può riempire al massimo sei o sette casse”, dice Sagnet.
I lavoratori non vengono retribuiti giustamente, dice Sagnet: “Il caporale riceve €15.00 per ogni cassa. Dunque €15.00 meno €3.50 fa €11.50.
Questo, moltiplicato per 88 che è il numero di container di ogni camion. Ci sono cinque, sei o sette camion al giorno così, calcolando ogni cosa, un caporale guadagna intorno a €5,000.00 al giorno mentre un lavoratore solo  €21.00. Da questa somma devono essere detratte €5.00 per il trasporto e €3.50 per un panino. Noi lavoriamo per 18 ore consecutive. Questa è una reale condizione di schiavitù e questa è la ragione della mia protesta".  
“Noi siamo stati lì e sappiamo chi sono i caporali", dice Cazzato. “Ci salutavano, venivano ogni giorno a Boncuri con i loro bus per portare i lavoratori al campo, ma noi non possiamo fare niente perché per la legge italiana il Caporalato non è un crimine”.
“Quando il caporale è identificato dalla polizia, poi non ci sono strumenti per incriminarlo” spiega, mostrando il suo disappunto verso il sistema legale. "Anche se venisse colto nell’atto di esercitare violenza contro i lavoratori, la polizia non potrebbe fare niente per arrestarlo”.
“Accadrà qualcosa solo quando il Parlamento introdurrà una legge contro il crimine del caporalato” continua Cazzato. Ci sono alcuni dibattiti in corso per garantire una migliore condizione lavorativa a quanti prestano il proprio servizio stagionale”.
“Un altro strumento per combattere il caporalato è stata l’ideazione delle liste di prenotazione. Queste liste mirano a un contatto diretto tra datori di lavoro e i lavoratori: chiunque sia in cerca di lavoro si iscrive in una lista che sarà utilizzata dal datore nel momento in cui ha bisogno di manodopera .”
Un programma del genere potrebbe garantire migliori condizioni per tutti i lavoratori. 
Animati da questo pensiero Yvan Sagnet dal Cameroon, Habib Ouerghammi dalla Tunisia, e molti altri lavoratori illegali hanno deciso di scioiperare il 30 Luglio 2011, credendo che la loro azione avrebbe potuto portare avanti un cambiamento positivo.
“Quel giorno i lavoratori protestarono perché il caporale gli aveva chiesto un ulteriore servizio: dividere i pomodori in due tipologie differenti” spiega la signora Cazzato. La richiesta suonò come eccessiva ai lavoratori. “Credere nella forza dello sciopero per ottenere alcuni diritti è stato importante per i lavoratori. La nostra associazione sindacale li ha supportati”.
Ouerghammi, lavoratore tunisino, dice che dopo la protesta i caporali hanno minacciato lui, Sagnet e tutti gli altri lavoratori. “Ci hanno ordinato di smetterla di denunciarli”, dice. “Noi abbiamo continuato la protesta. Non mi importa. Non ho paura. Dio mi da la vita e quando dovrò morire morirò”.
La protesta e gli scioperi non si sono arrestati. “Abbiamo ottenunto la proposta di legge contro il caporalato, le liste di prescrizione e il trasporto gratuito ai campi,” dice Sagnet. La loro vittoria è stata così materiale e simbolica.
Nigro sostiene che gli scioperi abbiano sorpreso i caporali, essendo le proteste di lavoratori nel settore agricolo così inusuali. “Abbiamo avuto risultati visibili e invisibili e siamo felici per entrambi”, dice.   “L’azione visibile è stata la richiesta di diritti in modo democratico, pacifico e intelligente, che ha coinvolto tutti i lavoratori stagionali di Boncuri. Gli immigrati non avevano mai scoperato in Italia e uno sciopero di agricoltori italiani non accadeva dal 1950”.
“I caporali mi dicono che la nostra battaglia è inutile perché loro hanno una relazione molto stretta con i datori di lavoro, che hanno poteri economici e politici su tutta la regione.  Questo è il motivo dell’assenza di controllo da parte della polizia, delle autorità e delle istituzioni”, dice Sagnet con orgoglio e vigore. “È un sistema mafioso che crea ricchezza sul lavoro della povera gente, ma noi vinceremo la nostra battaglia con il cuore, il coraggio e il dialogo. Non molleremo: è una battaglia come quella di Davide contro Golia”.

Thursday, 1 December 2011