Thursday, 19 July 2012

Growing organic plants

Author's ph.

In Norwich, UK, you can rent a plot for few money to grow organic food. Grow our own is the project of the non-profit social enterprise, Sustainable Living.

Read the article: GROW OUR OWN: NORWICH ORGANIZATION PROMOTES ORGANIC LIVING WHILE GROWING A COMMUNITY

Leggi in ITALIANO:

GROW OUR OWN: A NORWICH UN'ASSOCIAZIONE PROMUOVE IL VIVERE BIOLOGICO MENTRE  UNA COMUNITÀ CRESCE.


“Il posto mi ha stregato. Era il mio primo mese a Norwich e questa atmosfera mi piacque davvero tanto. La gente è davvero simpatica, ti da le piante, ti insegna a coltivare. È una comunità speciale”. Mentre pianta i semi, Francisco Javier Gómez Pliego ricorda i suoi primi giorni da agricoltore a Norwich.

 L’orto di Gómez's fa parte del terreno di Grow Our Own del quale ha affittato un piccolo appezzamento per £17 all’anno.
Grow Our Own è un progetto dell’associazione no profit Sustainable Living. Per coloro che vogliano imparare a coltivare, Grow Our Own mette a disposizione appezzamenti a basso costo annuale e dà a tutti i partecipanti la possibilità di condividere conoscenze riguardo all’ agricoltura biologica di frutta e verdure.
 “Agricoltura biologica significa coltivare in un modo che non danneggi l’ambiente, usando materiali naturali piuttosto che artificiali” spiega Clive Sexton, coordinatore di Grow Our Own. “È importante rispettare il pianeta e coltivare in modo sostenibile. Maggiore attenzione va focalizzata sulla realizzazione di un buon terreno piuttosto che sull’azione diretta sulla pianta; bisogna costruire la salute delle piante attraverso un terreno salutare e buone pratiche”.
 “Chi prende in affitto un terreno non può usare pesticidi, ogni cosa che si trova nel giardino deve essere biologica” dice Gómez. “Non puoi piantare tutto quello che vuoi. Devi piantare i semi che la comunità ti dà perché anche i semi devono essere biologici”.
Grow Our Own si definisce non come un semplice terreno, ma come una reale comunità in cui gli individui coinvolti nel progetto sono membri dell’organizzazione. Essere parte della comunità significa condividere conoscenza, aiutarsi gli uni gli altri, organizzare attività e lezioni e condividere i pasti.
Sexton spiega in che modo si diventa membro della comunità e come il processo aiuti a portare avanti i valori dell’organizzazione. “Quando arrivano nuove persone compilano un documento e firmano un accordo in cui accettano di lavorare in un certo modo rispettando tutti coloro che lavorani in altri progetti”, dice.
“Grow our own condivide la filosofia di Sustainable Living riguardo alla maniera delle persone di vivere vite più sostenibili. Un modo in cui possono farlo è quello di coltivare biologicamente e condividere risorse.
 Gómez ha scoperto l’orto grazie al suo coinquilino Berti. Racconta che quando per la prima volta visitò il terreno i volontari gli spiegarono ogni cosa: cosa poteva usare, dove poteva trovare gli strumenti e il modo in cui doveva piantare i semi.
 “Loro mi hanno anche spiegato cose che erano totalmente nuove per me, come la posizione delle piante rispetto al sole, a quanti centimetri devono stare i semi, o a che profondità bisogna introdurli nel terreno”, ricorda.
Gómez  racconta a Dispatches International che il terreno di Grown Our Own si costituisce di infrastrutture comuni e materiali che servono ad autare chi vuol far parte del progetto ma non è dotato delle risorse necessarie”.
“Abbiamo un bagno e una serra. Abbiamo anche gli attrezzi, così che non ci sia bisogno di  portare i propri”, conferma Sexton. “Se non hai una macchina, puoi camminare sin qui e usare quello che abbiamo. Ma ciò a cui diamo maggiore attenzione è il supporto ai coltivatori. Qui puoi ottenere informazioni, ma è avere persone attorno, scambiarsi idee ed essere parte della comunità che funziona maggiormente e connette le persone tra loro”, afferma.
I coordinatori di Grow Our Own hanno deciso di allargare la partecipazione al progetto ad una vasta fascia d’età, a uomini e donne. “Stiamo cercando di incoraggiare l’intera comunità a partecipare” afferma Sexton. “Non si tratta solo di uomini adulti, ma di chiunque voglia prenderne parte. Ci sono i servizi igienici perché possa essere più facile per le donne, abbiamo un piccolo appezzamento per bambini. Se hai una famiglia puoi portare i figli e coltivare”.
“Se hai disabilità fisiche abbiamo un’area pavimentata che abbiamo rialzato un po’ e attrezzi speciali con manici più lunghi, in modo tale da poter piantare dalla propria sedia a rotelle. Abbiamo tante persone su sedia a rotelle che vengono qui; loro possono coltivare, accedere al bagno, alle aree condivise e hanno i propri attrezzi, così possono partecipare”.
Ci sono lezioni comunitarie la prima domenica di ogni mese per un massimo di dieci persone a lezione. Gli argomenti sono relazionati al giardinaggio e sono sempre seguiti da pranzi comunitari. È uno scambio, non solo di cibi, ma di culture. “Puoi cucinare qualcosa a casa come un’insalata, tortilla con fagioli o con qualcosa che hai prodotto, ed è biologico”, dice Gómez. “Puoi dunque portare il cibo ed è bello perché io posso preparare qualche piatto tipico spagnolo che loro non conoscono”.
“Questo progetto è grandioso”, dice William Revill, 19 anni. “Io no ho miei attrezzi, non devo comprare semi e questo pezzo di terra è veramente economico. Sono davvero orgoglioso di poter coltivare a Grow Our Own. A volte vengo qui con i miei amici e ci mettiamo a sedere, mangiamo mele. Non è solo giardinaggio, ma è anche divertimento, ti puoi rilassare al sole in questo bel posto. È bellissimo e le persone sono simpatiche, mi hanno anche regalato la loro frutta e verdura”.
Grow Our Own adesso ha approssimativamente 120 appezzamenti, ma era solo un piccolo terreno quando nacque il progetto nel 2004. Grow Our Own prese il via con Mahesh Pant ma nell’Ottobre 2011, Clive Sexton e Bridget Beauchamp ne sono diventati i coordinatori.
 “Mahesh aveva tantissima esperienza nel lavoro con gruppi comunitari che crescevano il proprio cibo,” ricorda Sexton. “Aveva notato un terreno che non era stato ben sfruttato e qui molta gente stava pagando senza successo.”
“Egli desiderava che Grow Our Own avesse successo con una vasta varietà di partecipanti. La sua idea era quella di insegnare alle persone a lavorare nei campi in modo da dare a tutti la possibilità di ottenere cibo per sé stessi. Abbiamo così, gradualmente, acquistato piú appezzamenti e abbiamo creato un terreno nel quale potevamo lavorare e costruire diverse infrastrutture.”
Sexton continua a spiegare che il costo dei semi ed altre cose necessarie sono pagati dagli affitti dei membri. Per i lavori extra, come la realizzazione delle loro infrastrutture, il           progetto chiede denaro alle “charitable trusts”.
“Penso che Grow Our Own sia un modello per altri appezzamenti. Se compari il nostro appezzamento con quelli che sono presi in affitto direttamente dal Council, i nostri sono usati molto di più. Inoltre, per ottenere un appezzamento di terra dal Council, bisogna aspettare tanto a causa di una una lunga lista d’attesa” dice Sexton.
“Al contrario, noi abbiamo avuto la partecipazione di un più diverso afflusso di gente di diversa nazionalità, età, genere e modo d’essere”. Sexton pensa che la varietà di gente facente parte di Grow Our Own sia maggiormente rappresentativa della diversità della comunità di Norwich.
Coloro che hanno preso in affitto la terra del Council sono stimolati dall’atmosfera di Grow Our Own. Wal Jons è un uomo che prende la terra in affitto dal Council. Parla con i membri della comunità di Grow Our Own condividendone esprienze e suggerimenti riguardo all’agricoltura biologica.
Jons, che ha affittato l’appezzamento dal Council due anni fa, dice a Dispatches International che i due gruppi sono felici di collaborare insieme. “Ci scambiamo piante e verdure”, dice. “Se abbiamo troppe piante le diamo ad altra gente, o se loro ne hanno troppe le danno a noi.”
John Eliot sta cominciando a coltivare nuovamente con Grow our own, dopo aver lasciato il suo appezzamento per un anno. Egli è una dei coltivatori con un più esperienza perché ha preso il terreno in affitto all’inizio del progetto. “Avevo un appezzamento lì e poi ho preso questo. C’era troppo lavoro da fare nel precedente e non riuscivo a trovare il tempo per portarlo avanti”, ammette.
“Questa volta devo scegliere cosa pianto. Nell’altro terreno ho cresciuto molte patate ma il punto è che puoi andare in un’azienda locale e avere un sacco di patate che sono economiche. Così ora do la priorità a quelle cose che non posso comprare regolarmente al negozio. Sto piantando piselli per avere piselli freschi piuttosto che congelati e crescerò fagiolini, broccoli e cavoletti di Bruxelles.”  
Anche Eliot  ha la propria opinione riguardo a quello che significhi coltivazione biologica. “La gente in questi terreni non usa prodotti chimici per uccidere insetti o lumache, e ciò significa che deve essere davvero molto creativa per evitare gli animali. Si possono usare trucioli di legno sul suolo, per esempio. Biologico significa spendere più tempo”, dice.
A causa della crescente domanda di frutta e vegetali in tutti i periodi dell’anno e i sempre più avanzati metodi di produzione, i prodotti sono sempre meno saporiti e poco salutari. Coloro che promuovono l’agricoltura biologica sostengono che passare il proprio tempo nel giardino, vivendo bene e rispettando la natura, rappresenti una soluzione ai metodi di produzione innaturale del cibo.
Il concetto di agricoltura biologica è una denominazione contemporanea di ciò che nel passato era una norma. “Prima la gente non parlava di agricoltura biologica” dice Sexton. “Anzi loro lavoravano in maniera biologica, come i nostri nonni”. Alcune persone non pensano di avere a che fare con l’agricoltura biologica ma è il reale modo in cui essi lavorano”.
Nell’appezzamento di Grow Our Own le persone sono felici di passare il proprio tempo come agricoltori biologici.
“Crescere la propria frutta e verdura è una grande attività” dice Gomez. “Ogni volta  mi fermo a pensare e mi sento estremamente rilassato. Penso solo alle mie piante , poi passo il tempo parlando con la gente”.
 

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